giovedì 26 gennaio 2012

tutto da rifare

e siamo a tre. sono tre settimane che praticamente non mi alleno. non faccio niente. o quasi. ok, continuo a usare la bici, ok vado a correre la domenica, ma in palestra nada.
non va bene.
non ci siamo.
troppe distrazioni. troppe cavolate. troppa poca organizzazione.
come se non bastasse, sia questa che la prossima settimana mi tocca pure saltare il rugby.
una tragedia.
i miei livelli di stress sono in aumento e le endorfine in crollo verticale con conseguente impatto sull'umore (lo iniziano a notare anche i miei figli che non faccio più lo scemo) e sulla libido (mia moglie ha iniziato a dire 2 rosari al giorno, dico "amore tranquilla è una fase poi passa" mi fa "no, guarda io sto ringraziando").
non va bene.
dalla prossima settimana si cambia registro. ok, il rugby sono costretto a saltarlo comunque, ma devo trovare il modo di tornare in palestra.
ne va della mia salute mentale, prima ancora che fisica.

mercoledì 25 gennaio 2012

terremoto a milano

stamattina a milano c'è stato il terremoto. una scossa secca, di media intensità. un po' di paura ma per fortuna nessun danno.
nessun danno?
sicuri?
certe volte un terremoto può lavorare in modo subdolo.
vi faccio un peresempio.
io dopo qualche minuto dalla scossa ho chiamato mia moglie. io lavoro al pian terreno ma lei è ai piani alti di un palazzo di sei o otto piani, quindi mi sono detto "se l'ho sentito io quaggiù, figuriamoci in cima al suo palazzo"
chiamo.
squilla... squilla... squilla...
dopo qualche secondo risponde, parlando sottovoce.
-ciao dimmi
-sentito il terremoto?
-terremoto?
-si ha fatto il terremoto
-ma quando?
-5 min fa
-ma qui?
-[penso "no a bombay, ti chiamavo perché so che tieni una mappa degli spostamenti della placca del sudest asiatico e volevo che aggiungessi questo dato al tuo modello matematico per calcolare i possibili impatti sull'asse di rotazione terrestre", ma dico] sissì qui a milano provincia di lombardia
-strano, sono sul balcone ma non ho sentito nulla (vocio confuso in sottofondo)
-meglio così dai. comunque li in ufficio da voi tutto ok?
-eh? (distratta) si certo tutto ok. scusa ma sono sul balcone (e fanno due), ti sento maluccio (risate di sottofondo, vocio)
-vabbè dai, ti lascio andare. meno male che non ve ne siete nemmeno accorti.
-no-no, chissà forse perché qui sul balcone (e tre) non si è sentito (altre risate)
chiudo la conversazione, vado avanti con il mio lavoro.
dopo un paio d'ore apro la pagine del corriere che titola "terremoto a milano, paura ed edifici evacuati"
dico, vabbè i soliti esagerati. poi mi cade l'occhio sulla foto in home page. dove fanno vedere la gente in strada che parlotta.
è il palazzo dove lavora mia moglie.
ora dico, amore, dico, ma se il tuo palazzo, dico, è stato evacuato e tu, dico, non ti sei accorta di niente, dico, ma alle nove e zeronove, dico, quando c'è stato il terremoto, dico, che alcuni chiamano sisma, dico, amore, dico, vabbè che stavi sul balcone con un tizio che rideva ogni volta che dicevi "sono sul balcone", ma io domando, dico, ma che sul tuo palazzo hanno fatto i balconi con le sospensioni indipendenti come quelle della formula uno?
l'ombra del sospetto.
vedi che i terremoti anche se non sembra fanno di quei danni...
doh!

martedì 24 gennaio 2012

de arte venandi cum avibus

ovvero, come tradusse un mio compagno di classe, "sull'arte di essere venali coi nonni".
tranquilli, è solo un titolo messo lì per attirare un pubblico colto, che se ogni tanto vi confrontate con gente che sa usare i congiuntivi non vi fa male.
ieri, dopo opportuna ponzata ed attenta riflessione, sono andato dal meccanico ad illustrare il problema della batteria di mia moglie.
beh per la precisione, la batteria della moto di mia moglie. mia moglie non va a batteria. ma non è questo il punto.
dicevo: vado, illustro e torno. torno, nella fattispecie, con un mantenitore di carica gentilmente offerto in prestito dal meccanico. se ci sono problemi all'impianto bisognerà intervenire, ma nel caso si sia trattato solo di un cedimento momentaneo (dovuto forse al freddo o forse ai capricci dell'elettronica) basta qualche ora di sana carica.
quindi arrivo a casa, mia moglie sale al calduccio. smonto la sella, attacco i cavi, inserisco la spina.
chiudo il box e vado a cena. metto a nanna i cuccioli e mi infilo il pigiama (sto andando veloce, in mezzo mi sono lavato le mani e i denti - lo dico per mia madre che mi legge). quando mi presento in pigiama sul divano mia moglie mi fa
- pensavo andassi a controllare la carica
ossia, sembra che dica così, ma con gli occhi e con il bodilanguag dice
- pensavo ci tenessi al nostro matrimonio al punto di fare qualsiasi cosa per salvarlo dal sicuro naufragio a cui è destinato se oserai mandarmi a dormire senza prima avermi dato ragguagli sullo stato di salute della mia moto
cinque secondi per la traduzione (mentale) dal "donnese" e mi infilo il soprabito.
scendo in box. giro il selettore. premo l'accensione.
la moto parte al primo colpo. spengo. riaccendo. riparte. rispengo. ririaccendo. ririparte.
torno nel tepore del focolare a comunicare la buona novella e mi becco una ricompensa speciale
- amore dai, lo so che non è il tuo compleanno ma... (occhiolino) che ne dici se... (occhiolino, occhiolino)
fast-forward a stamattina. partiamo con le due moto (dopo una notte intera in carica, il fanale di elena emette un fascio di luce che sembra di essere a san siro quando c'è il derby). il piano è di andare assieme e portare la moto di elena dal meccanico. poi io accompagnerò elena con la mia fino in ufficio. al primo incrocio domando
- amore hai preso il sellino del passeggero (il mio s.d.p. è di quelli a ventosa e lo prendiamo solo quando serve, n.d.r.)
sguardo vitreo.
- ...menticata.
- vabbè dai torno indietro io. tu vai avanti poi ti raggiungo.
schizzo verso casa a novanta in pieno abitato, recupero il seggiolino e mi fiondo verso il centro.
ci troviamo davanti al meccanico. lei parcheggia (il meccanico è chiuso) e sale sul mio sellino posteriore.
la accompagno in ufficio. poi vado al lavoro. a metà mattina torno dal meccanico (che è a un tiro di schioppo dal mio ufficio), parlotto, confabulo, esplico. lui testa. tutto a posto.
compro un mantenitore che non si sa mai e torno in ufficio avvisando il meccanico che
- la moto la passa a prendere mia moglie stasera, tanto il suo ufficio è qui dietro
quindi lascio a lui le chiavi. rientro. mando una mail "tutto fatto. moto ok. puoi passare a ritirarla quando vuoi. chiudono alle sette"
neanche stasera è il mio compleanno, ma speriamo di esserci meritati altri punti fedeltà!

lunedì 23 gennaio 2012

hi fi

lo so, questo post rischia di ritorcermisi contro sotto forma di anni ed anni di inaudite sfighe... ma vale la pena rischiarla, dai.
il fatto è che voglio spendere due secondi per tessere le lodi del mio caro vecchio 1450. il caro springherone, lo scorbutico aquilante che tossicchia, scalcia, sbuffa, ma non mi molla mai.
tutto è cominciato verso la fine della scorsa settimana. giovedi per la precisione.
come ogni mattina scendiamo in box. carico i nani e la bici sul furgone. la routine prevede che io porti i nani a scuola, per poi continuare in bici fino all'ufficio.
mia moglie invece se ne parte sola-soletta in moto.
contatto.
wruummmm...mmm..mmm. silenzio.
ri-contatto.
whee-ee-ee-ee-ee.
silenzio.
ri-ri-contatto, smanettamento col gas (anche se non serve a niente con l'iniezione ma giusto per non lasciare niente di intentato), qualche sana imprecazione che, è cosa nota, aumenta il voltaggio della batteria.
silenzio.
il motorino ci prova, ma il motorone non risponde. il mitico 1680 o quello che sia, vanto ed orgoglio di mamma harley, cade vittima di una batteria esaurita.
requiescat.
tutti quei cacchio di assorbimenti, quelle lucine, quelle centraline, quei computer che calcolano la giusta miscela di aria e benzina, i led, le spie e gli altri aggeggi elettronici hanno succhiato alla batteria tutto quello che poteva dare, lasciando energia insufficiente per l'avviamento mattutino. sarà stato complice anche il freddo, ma un crollo del genere non me lo aspettavo. proprio no.
speranzoso, sabato sera scendo in box, smonto la sella e do una serrata ai morsetti (in effetti un po' lenti). niente da fare.
allora, preso dalla disperazione, provo a farla partire a spinta. come si faceva con il fantic o il caballero. cosa impossibile (penso) visto che il millessei ha la compressione di un tir. figurarsi. e infatti... manco a pensarci. anche perché l'orrida bestia ha la frizione elettronica. quindi se tu metti la seconda, tiri la frizione e cerchi di spostarla, non c'è verso, perché la marcia risulta comunque inserita e uno dei tantimila computer di bordo comunica con la ruota dicendole di bloccarsi. bella roba.
stamattina decido di accompagnare la consorte con la mia motoretta. il mio 1450, fermo da un mese. è stato al freddo pure lui, ma è molto più spartano nelle sue esigenze elettriche.
scendiamo in box, giro la chiave, cicchettino, tossicchia-tossicchia e poi... pot-pot-pot-pot-pot.... liscio come l'olio.
d'accordo, è senza specchietto destro, non frena, soprattutto con un passeggero, il quale passeggero impedisce anche la visuale dallo specchietto sinistro, non ha il parafango davanti (e questo quando piove si nota abbastanza), le frecce è come se non ci fossero e per cambiare corsia devo fare le contorsioni e segnalare col braccino, il passeggero è appollaiato in una posizione che manco il kamasutra e chi più ne ha più ne metta.
però va.
sempre.
less is more. pensateci quando vi avvicinerete col trasponder alla vostra astronave ipertecnologica.