giovedì 8 giugno 2017

remarketing

avete presente? non avete presente? vabbè spiego. nel dubbio...
il concetto è semplice. il remarketing è quella cosa grazie alla quale le aziende online ti possono tampinare fino allo sfinimento.
tipo che tu vai su amazon e cerchi "cappelli in feltro" poi non compri niente e quando apri il sito della gazzetta dello sport (che è la tua unica fonte di notizie dal novantotto) zacchete! ti ritrovi la pubblicità di borsalino.
perché ogni volta che visiti un sito di ecommerce il tuo piccì lascia tante piccole tracce, come le briciole di pollicino, grazie alle quali le società che gestiscono quel particolare sito ti possono seguire in tutte le tue navigazioni future.
e questo va bene.
la pubblicità è l'anima del commercio.
il problema nasce quando tu hai una gara sabato. una gara per cui non sei riuscito a prepararti come avresti voluto per vari impegni di lavoro. una gara in cui sai che farai una fatica boia solo per arrivare alla fine e, ammesso e non concesso che ci arrivi, sarai ridotto peggio di uno straccio di un ristorante di quart'ordine che non cambia gli stracci dal giorno dell'inaugurazione.
perché già sono diversi giorni che tu ti svegli di notte pensando alla gara, agli ostacoli, a come fare ad arrampicarti su quella cavolo di corda, alle salite, ai crampi, al filo spinato...
decisamente non hai bisogno che ogni volta che apri un qualsiasi sito web ti si presenti un banner in formato gigante che ti ricorda "MENO DUE GIORNI ALLA SPARTAN RACE!" sbattendoti sotto il naso foto di uomini e donne con fisici statuari che superano gli ostacoli sorridendo e con una gamba legata dietro la schiena.
proprio non ne ha bisogno.
per niente.
che poi tua moglie ti chiede "che cos'hai? mi sembri preoccupato. c'è qualche problema?"
eccerto che c'è: è il remarketing.
mannaggia alla tecnologia, mannaggia...

lunedì 5 giugno 2017

Londoncalling

in quello che è, evidentemente, un momento molto difficile per una città (e un popolo) per cui provo molto affetto e che sento come una seconda casa, non posso non lodare lo "stiff upper lip" dei britannici. perché un popolo che beve il te sotto i bombardamenti nazisti, non si fa certo intimorire da quattro barbuti decerebrati.



lunedì 8 maggio 2017

sono vivo?

- il vestito per la serata di gala ce l'ho... il costume da bagno ce l'ho... la tenuta casual ce l'ho... quella business casual ce l'ho...
chiusa la valigia, anche quest'anno elena è partita per la convenscion annuale della sua azienda, comodamente organizzata a cavallo del fine settimana.
baci, abbracci, taxi ed ecco che mi ritrovo da solo a gestire tre mostri che, per quanto cresciuti, sono ancora estremamente il-contrario-di-autosufficienti.
per fortuna che san suocero mi assiste.
venerdi, tanto per non farmi mancare nulla, ho una leggera influenza, ma ne ho viste di peggio e ce la posso fare.
alle cinquemmezza accompagno comunque il caponano agli allenamenti, mentre san suocero porta una delle nanette alla partita e l'altra all'allenamento di pallavolo.
alle 20 e spizzichi le nanette si riuniscono e alle 21 io e il caponano le raggiungiamo appena in tempo per vedere l'ultimo set mangiando un cospicuo numero di panini. faccio fatica perché ho i punti su mezzo palato per via di un simpatico incontro col mio dentista e vedo le stelle a ogni morso, ma ne ho viste di peggio e ce la posso fare.
alle 23 siamo tutti a nanna, dopo opportuno scambio di coccole via uozap con la mamma lontana e de visu col padre vicino.
sabato mattina battiamo il record nazionale di "pulizie fatte alla cacchio" (1h 34m e 15s), poi compiti mentre io faccio il bucato, stendo e piego la biancheria e per pranzo decidiamo di regalarci un giro allo street food festival. sono un po' tirato ma ne ho viste di peggio e ce la posso fare.
scopriamo che lo street food festival consiste in tre-bancarelle-tre e le facce dei nani crollano come il muro di berlino sotto le ruspe nell'ottantanove. a votazione quasi unanime (io gli arrosticini comunque me li sarei mangiati volentieri) decidiamo per un cinese dietro l'angolo. inizia a piovere a dirotto e "dietro l'angolo" diventa molto molto lontano. sono umidiccio ma ne ho viste di peggio e ce la posso fare.
durante il pranzo chiacchiero coi nani, maledico il dentista, gioco al gioco dei quiz e faccio la spesa online perché "papi ho finito di leggere anche il terzo volume della serie e mi devi assolutamente comprare il quarto altrimenti stasera non so che cosa leggere" e già che ci sono ci metto dentro anche qualche genere di prima necessità.
torniamo a casa. ri-compiti. arriva la prima parte della spesa (compreso il quarto volume della serie) e io sono l'eroe del momento. alle sei c'è il calcio d'inizio del derby tra zebre e benetton. io e il nano siamo ancorati al divano. riesco persino a vedere tutto il primo tempo, poi devo iniziare a preparare la cena, che viene consumata davanti alla tv e a un film comico-semi-demenziale che però ci fà ammazzare di risate e andiamo a letto contenti.
sono un po' esausto ma ne ho viste di peggio e ce la posso fare.
arriva la domenica mattina. mi sveglio con un solo pensiero "stasera torna elena. yes!".
alle 850 consegno una nanetta a due genitori non meglio identificati (ma no papà non sono i genitori di alessia, sono quelli di ilaria!) che presumibilmente la porteranno alla partita. io e il caponano andiamo all'altra partita dell'altra nanetta dall'altra parte della lombardia.
finito di giocare saltiamo in macchina, ri-attraversiamo tutta la lombardia e raggiungiamo la prima nanetta. scopro che i genitori di alessia o di ilaria l'hanno effettivamente portata a destinazione. la partita è già finita e aspettiamo che esca. salutiamo e ci rechiamo in buon ordine nel fast food più vicino per ingozzarci come maiali.
sono un po' affamato ma ne ho viste di peggio e ce la posso fare.
il pomeriggio scorre via liscio come l'olio tra altri compiti dei nani, qualche altra faccenda mia e la terza (ed ultima) partita della giornata di caterina.
alle quattremmezza elena ricompare bella come un angelo e sorridente come la gioconda e si porta via tutta la stanchezza e lo stress accumulati in due giorni e mezzo da infarto passati a correre dietro a tre diavoli scatenati e a fare da papà+mamma+cuoco+autista+cameriere.
e ancora una volta capisco che nella vita potrò anche aver sbagliato tutto, tranne una cosa. una cosa l'ho proprio azzeccata, amore mio.
bentornata.

mercoledì 19 aprile 2017

statalequarantotto

- e quindi?
- e quindi niente, sono qui al pronto soccorso. rotto è rotto, ma non ci possono fare niente. devo solo stare a riposo. non posso camminare, ne' guidare. però se vuoi puoi passare a prendere la macchina
- maffigurati. riguardati che io mi organizzo per andare su da solo.
come avrebbe detto il veterinario dell'amaro montenegro "la trasferta lavorativa in trentino si presentava difficile, ma c'era un appuntamento di lavoro da salvare..."
e allora sono sceso in box, ho staccato i cavi del mantenitore di carica, infilato i rayban e acceso la moto.
ok detto così fa molto figo: in realtà ho anche passato un giorno e mezzo a studiare il meteo, decidere come vestirmi, se mettere la maglia di lana per tenere caldo il pancino... se lo sapesse il veterinario dell'amaro montenegro... sai che scenata!
e così, per via di una frattura scomposta (non mia, del collega con cui dovevo andare in trasferta) mi sono ritrovato a gestire ottocento chilometri di viaggio in moto.
le previsioni mettevano temperature siberiane con possibile neve, ma ho deciso di fregarmene. sono partito di buon mattino col fresco, per evitare l'afa delle ore centrali, e quando ho lasciato la a22 per imboccare la statalequarantotto avevo già perso la sensibilità a mani e piedi. la strada ha iniziato a salire verso le dolomiti e a ogni curva sentivo il freddo sempre più pungente che si infilava sotto la giacca. a mezzogiorno sono arrivato in hotel.
- buongiorno. ma è venuto in moto con questo tempo?
[abbozzo un sorriso mentre cerco di togliermi gli occhiali da sole come potrebbe fare robert redford, ma le braccia assiderate mi danno la naturalezza di movimenti di boris karloff in "frankenstein"]
- 'amera 'sponibile?
- si certo la camera è già disponibile. vuole mangiare qualcosa?
- 'azie
mi rendo conto che la faccia è rimasta bloccata nell'abbozzo di sorriso alla redford e sembro colto da paresi. la receptionist dell'hotel è visibilmente preoccupata e decide di accompagnarmi in camera, caso mai tirassi le cuoia per le scale. in ascensore vengo colto da tremori incontrollabili. capisco che l'effetto generale è quello di un tossico in crisi di astinenza, anche perché sono "pettinato" da quattro ore di casco.
l'effetto robert redford è irrimediabilmente sfumato.
prendo possesso della camera, mollo il bagaglio e corro a fare il pieno di carboidrati. dopo mezzora riesco persino a flettere le ginocchia. il termometro esterno segna cinque gradi, con vento teso da nord che fa scendere la temperatura percepita ben al di sotto dello zero. se si aggiunge la velocità della moto, calcolo che devo aver fatto gli ultimi trenta chilometri tra i meno dieci e i meno quindici.
passo il pomeriggio in varie riunioni, cena, nanna, e la mattina successiva si riparte verso casa.
stavolta i gradi sul termometro sono solo due, però per fortuna il vento è aumentato di intensità.
ho addosso quasi tutti i vestiti che avevo ficcato nello zaino, comprese tre paia di calze felpate. arrivare a fondo valle non è esattamente una passeggiata, ma riesco comunque a godermi le curve della ss48, il calore che sale dal motore, e gli scoppiettii in fase di rilascio che fanno sobbalzare gli automobilisti che mi stanno (troppo) attaccati agli scarichi.
arrivo all'autostrada e, per fortuna, tutto cambia. continua a fare freddo ma è una temperatura gestibile. mi taro sui 110-120 orari e scialo per tutto il viaggio di ritorno, superando allegramente l'immancabile coda per incidente e scambiando qualche sorriso coi soliti curiosi (due benzinai e un camionista) che fotografano la moto, la guardano e annuiscono con aria complice.
un viaggio nato per caso, sotto i peggiori auspici, e diventato una gita stupenda.
ma poi, pensandoci, quand'è che non si sta bene in moto?