venerdì 24 marzo 2017

caput mundi

a roma c'è tutto.
pensate una cosa. un cosa vera, non un extraterrestre viola che respira metano e starnutisce diamanti.
pensata?
a roma c'è.
il cioccolato? c'è.
la pizza margherita? c'è.
la nutella? c'è.
i volantini sui parabrezza? ci sono.
i tossici che ti dicono "capo devo fare il biglietto mi mancano due euro non hai una monetina per favore"? ci sono.
non manca niente.
con i suoi quasi tre milioni di abitanti è la città più popolosa d'italia, oltre ad esserne la capitale.
è la sede del governo centrale, il che significa che puoi andare a guardare i corazzieri al quirinale oppure dare le noccioline ai parlamentari che escono da montecitorio, che è sempre divertente perché vengono proprio a mangiarti in mano da quanto sono abituati.
ci sono ristoranti per ogni gusto e tasca, cinema, teatri, gigiproietti, musei e gallerie d'arte.
è una città ricca di storia e di monumenti. ci sono i cosi imperiali, per esempio. e un sacco di chiese con dentro un sacco di affreschi fatti da un sacco di gente famosa, tanto è vero che vengono da tutto il mondo per farsi i selfie davanti alle chiese o mentre mangiano un gelato da 57 euri oppure mentre lanciano le monete dentro la fontana di trevi per tornare a comprare altri gelati ma stavolta prendiamo la coppa special da 126 euri perché ci mettono anche un supplì che è very italian.
a roma puoi prendere i taxi o la metropolitana. non nello stesso giorno perché scioperano a scacchiera.
puoi fare sciopping nei negozi esclusivi di via condotti o in quelli più a buon mercato di non-so-come-si-chiama-ma-ci-sarà-una-via-di-negozi-a-buon-mercato.
il clima è fantastico.
la gente è socievole.
le vie hanno dei nomi incredibili tipo via delle zoccolette, via della cuccagna, via della gatta o via leccosa.
insomma dai, a roma ci si diverte. c'è una movida che fa invidia a un sacco di città. locali aperti a ogni ora, bar, caffetterie, sale da tè.
giuro che più ci penso e più mi vengono in mente cose che si possono fare a roma.
ma allora io mi domando...
sei il papa, hai l'autista personale, la carta di credito aziendale senza limiti di spesa, i vestiti giusti per farti notare in qualsiasi locale, sei pure straniero che l'accento esotico si sa che spacca basta che guardi belen, non ti devi svegliare presto perché tanto la messa è alle dieci e quindi puoi fare le ore piccole, hai tutto il fine settimana davanti.... cazzo vieni a rompere gli zebedei a milano che è una città triste dove la gente pensa solo a lavorare e a portare i figli alle partite che porco il mondo se non ci fosse il blocco del traffico per il papa ci mettevamo 10 minuti invece di due ore e un quarto?
per dire, eh...

martedì 21 marzo 2017

cose così

domenica mattina. mi alzo mentre la truppa dorme. mi vesto ed entro in sala. sembra di essere sulla scena di qualche crimine efferato. vestiti ovunque, borse e borsoni sparsi sul tappeto, scarpe, borracce. una delle nanette ha finito di giocare molto tardi e per non svegliare il resto della famiglia lei ed elena hanno pensato di mollare tutto in sala. ragionevole. esco a correre. quando rientro ci sono già i primi risvegli.
devo portare il nano alla sua partita, quindi ho tempo solo per uno scambio veloce.
scena prima, marito e moglie.
- ciao amore
- ciao amore
- tutto bene ieri sera? ho visto che le ragazze hanno perso.
- si, tutto bene. hanno perso. brutta partita. peccato davvero.
- vabbè dai. niente di grave.
- no, no. ah mi sa che caterina si è rotta un dito.
- ah bene.

scena seconda - esterno campo rugby. il primogenito gioca. arrivano allegre madre e due figlie
- ciao amori miei 
- ciao papi
- amore. mi ha detto la mamma che ti sei rotta un dito?!
- si ma non è rotto...
- posso vedere?
mi viene porta un'appendice che somiglia a un palloncino viola solo leggermente sgonfio.
- amore è rotto
- uffa papà, non è rotto (quando do sui nervi ai miei figli riesco a passare da "papi" a "papà" in tre millisecondi)
- va bene come vuoi
mi rassegno al pensiero che anche se andasse al pronto soccorso non potrebbero fare moltissimo e poi pare che le dita storte siano di gran moda oggidì.

il giorno seguente la nanetta si sveglia con gli stessi dolori del giorno prima. quando poi al pomeriggio minaccia di volersi andare ad allenare, decido che è il momento di intervenire e la spedisco di imperio al pronto soccorso, nonno-dotata, per farsi fare una lastra.

- si ma tanto non è rotto.

e niente, torna a casa così


siamo tornati

inenarrabili disservizi tecnici hanno impedito il rinnovo del dominio.
scaltri cybersquatters hanno cercato di privarmi di ciò che era mio di diritto.
avidi gestori hanno preteso tariffe assurde per una cosa che non costa più di una manciata di euro.
ma datosi che la cocciutaggine è uno dei miei migliori difetti, non ho mollato un centimetro e alla fine sono riuscito a riguardagnarmi il mio amatissimo socialmenteinutile.com
potete cominciare a incollare i capelli che vi eravate strappati: sono tornato.
che poi diciamolo, non è che in questi mesi di silenzio forzato io sia rimasto con le mani in mano, eh!
grandi cose bollono in pentola.
intanto sto puntando a perdere peso.
dice "ma come, uno col tuo fisico asciutto che al confronto un capodoglio sembra anoressico"
e invece si. ma mica a cacchio, eh!
il fatto è che il dieci giugno mi sono iscritto a una gara di quelle che se corri con una decina di chili in meno è meglio e magari riesci anche ad arrivare vivo al traguardo. se arrivi in fondo ti regalano una medaglia, una maglietta, una fascia tergisudore e un sacco di foto in modo che poi ti ricordi di non farlo più nemmeno se ti danno tanti soldi ma tanti tanti.
intanto corro. sudo. sollevo cose pesanti. mangio sano.
male che vada ci avrò guadagnato qualche mese di vita.
ben ritrovati! a tutti e tre...

lunedì 21 novembre 2016

dei delitti e delle pene

e poi succede.
succede quando meno te lo aspetti.
succede di venerdì sera, al termine di una settimana difficile, mentre già pregusti il weekend. sai che tuo figlio non può giocare per un leggero infortunio alla schiena e che gli impegni, inaspettatamente scarsi, ti permetteranno un po' di relax. rientri in casa, posi lo zaino nello sgabuzzino dove sai che resterà fino al lunedì mattina con tutto il suo carico evocativo di problemi e magagne di lavoro, inizi lo spegnimento graduale del cervello, quando tua moglie ti gela con una stilettata: "amore (detto alla nanetta) hai detto la novità a papà?".
e le due si scambiano un sorriso complice.
no.
nessuno ti ha comunicato la novità.
nei tre millisecondi che seguono passi in rassegna tutte le tegole che ti potrebbero piovere sulla testa, ma non trovi nulla che si sposi con i visi apparentemente distesi e sereni di tua moglie e tua figlia che, comodamente sedute sul divano, si godono la vista della statua di sale in cui ti hanno momentaneamente trasformato.
"uh, papi, è vero. domani c'è l'open day del beccaria e io vorrei andare a sentire..."
silenzio.
e nel silenzio percepisci, netto, il suono delle tue ghiandole salivari che si prosciugano. vorresti dire "certo amore" con aria noncurante ma dato che hai un chilo di sabbia in bocca ti esce fuori una cosa tipo "amfghh fhgh"
il beccaria.
per chi non è di milano giova spiegare che il beccaria sta alle scuole superiori come i navy seals stanno al servizio militare. non solo è impegnativo perché è un liceo classico e, come tutti i licei classici, richiede un sacco di studio. è impegnativo al punto che se a uno che fa il classico nomini il beccaria gli vengono le ginocchia tremule e le convulsioni, poi in rapida successione nausea, svenimenti, piorrea e necrosi delle orecchie.
però non sono cose che al momento si possono dire e così, mentre il tuo cervello è un turbinio di scenari apocalittici, te ne esci con un "ok, ottimo. adesso ci organizziamo e andiamo".
ti alzi alle sei e mezza di sabato mattina per prendere il treno delle otto. colazione al bar della stazione, dove incontri un'altra mamma-con-figlia che prende lo stesso treno.
fai quattro chiacchiere mentre aspetti al binario. sali a bordo, scendi e raggiungi la scuola. entri e, tra busti, targhe e marmi, gli studenti ti indirizzano verso l'aula magna dove, alle 9 e spicci, il preside inizia la sua presentazione.
tu sondi il terreno nelle poche pause del discorso. "allora tesoro che te ne pare fino ad ora?"
"dai papà, parliamo dopo!"
ecco. ci mancava pure di fare la figura del fancazzista chiacchierone con tua figlia che, per buona misura, si sorbisce tutta la presentazione cosi


respirando a mala pena e senza praticamente battere gli occhi. a seguire ci portano a fare un giro delle aule e ci danno la possibilità di fare domande agli studenti. la nanetta scopre così che c'è davvero tanto da studiare, che alcuni insegnanti di latino seguono il metodo "naturale" che significa che in classe si parla latino, che ci sono un sacco di attività extra come lo sci ("papi ma io non so sciare, come faccio?") che però non sono obbligatorie e altre come il lavoro estivo che invece sono obbligatorie.
verso mezzogiorno torni al treno, con la nanetta che si ostina a mantenere il più assoluto silenzio stampa e promette di dare un parere solo davanti alla famiglia riunita. e puntualmente a tavola arriva il responso.
"sono indecisa"
"in che senso amore? non sai se il classico va bene per te?" (timido barlume di speranza)
"no. ho deciso che voglio fare il classico" (tonfo al cuore)
"ah, quindi non sai se il beccaria è adatto?" (timido barlume di speranza)
"no. mi è piaciuto un sacco e voglio andare li" (tonfo al cuore)
"ma allora..." (timido barlume di speranza)
"è che ho visto una sola scuola e non sono tranquilla a decidere senza un termine di paragone. comunque ci terrei a fare i micro-inserimenti per vedere che cosa succede durante le lezioni" (gioco, set e incontro alla nanetta)
e così ha inizio.
una delle nanette ha deciso, di testa propria, che farà una scuola fuori dal coro, lontano da casa, prendendo il treno tutti i giorni, sobbarcandosi una mole di lavoro che manco nelle saline. e per me è stato un po' come se avesse già deciso di lasciare il nido. e mi sono ritrovato a passare quasi tutto il fine settimana col magone e il cuore come una biglia.
qualcuno di voi gente votata allo scibile mi sa spiegare perché i figli devono crescere?
no perché se fosse per me...