mercoledì 19 giugno 2013

vita di coppia

sono quei momenti che capitano raramente.
mattina presto, poco traffico, viale a tre corsie con spartitraffico.
al semaforo ci troviamo affiancati.

lui:
moto color cattivo-fosforescente.
giubbotto tecnico con schienalino.
protezioni "nasa approved" a gomiti, spalle e ginocchia.
stivale tecnico.
guanti con inserti in metallo che oltre a proteggere sono utili anche per abbagliare gli automobilisti col riflesso del sole che poi così vanno a sbattere e lui ci gode.
casco integrale con raggi protonici.
occhiali da sole con look aggressivo per dare l'aria da uomo-che-non-deve-chiedere-mai-perché-tanto-gli-arriva-gratis-comunque.
ghigno da duro (non si vede per via del casco ma si intuisce dal resto)

io:
moto giallo taxi.
camicia rosa con disegni a fiori in stile bollywood.
manica arrotolata perché fa caldo.
jeans.
superga verde acqua che così il piede respira.
mani nude perché ancora non riesco a infilare il guanto sinistro e andare in giro con un guanto si e uno no fa proprio brutto.
occhiale da vista tipo "la rivincita dei nerd".
casco aperto che sennò mi viene la claustrofobia.
sorriso da italiano in gita (cit. da "bartali" di p. conte)

semaforo verde.
partiamo affiancati. mi guarda con la coda dell'occhio. lo capisco perché tra casco e occhiali da sole ha un raggio di visuale di 3 gradi e quindi per guardarmi con la coda dell'occhio deve ruotare la testa di 58 gradi verso di me.
lui tira la prima.
io sfruttando la coppia del bicilindrico gli sto dietro.
da come agguanta il manubrio, capisco che la cosa non gli sconfinfera. si piega ancora di più sul serbatoio e apre di seconda. io continuo a borbottare allegramente, buttando dentro una marcia dopo l'altra. alla fine del rettilineo io sono già in quinta e lui avrà si e no messo la terza, ma è visibilmente turbato. armeggia col cruscotto come se cercasse un guasto, un malfunzionamento dell'elettronica che possa spiegare come fa un ammasso di ferro e ghisa da mezza tonnellata (con a cavallo un'altra mezza tonnellata di mammifero) a star dietro al suo gioiello di tecnologia aerospaziale forgiato nella fucina dei titani.
e lui segue pure la dieta di valentinorossi.
si spalma sul serbatoio tipo sogliola sul fondale marino. penso che se potesse, pedalerebbe come si faceva col "ciao".
dopo pochicentometri lo tolgo d'impaccio rallentando per svoltare a destra.
lo vedo rilassarsi, rialzarsi dal serbatoio e assumere l'aria spavalda e guascona di chi ha appena umiliato l'avversario.
continuo a trotterellare verso il primo caffè del mattino con la mia camicia rosa che svolazza per milano e penso che, beh, certo, so' soddisfazioni...

3 commenti:

Tobacco ha detto...

AHAHAHA Fantastico e reale racconto.

filippo ha detto...

:-)

Io e Amelia ha detto...

Secondo me l'hai umiliato.....