lunedì 31 ottobre 2011

diario di viaggio

partiamo sabato pomeriggio, destinazione roma. siamo in tre, uno dei quali confessa di avere il terrore di volare.
dopo una breve attesa in aeroporto, durante la quale il collega col terrore del volo è costretto a fare ricorso a sostanze psicotrope con la leggerezza con cui noialtri si ingurgitano le zigulì, ci imbarchiamo.
a roma ci aspetta la coincidenza per tel aviv.
il collega volofobo è bravissimo e coraggiosissimo e tutto fila liscio.
purtroppo il volo per tel aviv parte con un'ora di ritardo, ora che trascorriamo a studiare le facce dei nostri compagni di volo per decidere quali di loro sono potenziali terroristi: potenza dei pregiudizi!
arriviamo tutti interi (nessuno era un terrorista) verso le due di notte. distrutti.
mi ficco nel letto e svengo per mettere assieme qualche ora di sonno. ho dormito anche durante il volo (sospetto di aver leggermente russato perché quando mi sono svegliato il pilota ha detto al microfono "visto che il 15D è sveglio, vi ripeto tutti gli annunci di sicurezza e le informazioni sul volo").
alle 5 e 42 sono sveglio per la luce che mi entra dalla finestra. siamo molto più a sud-est e fa giorno presto.
subito dopo colazione cominciamo con le riunioni di lavoro.
prima di pranzo ci troviamo con un'ora buca e decido di fiondarmi in palestra, ma alla reception, dove dovrebbero darmi la chiave, sono presi d'assalto da un'orda di ottuagenari in vacanza che avanzano richieste assurde su come debbano essere stampate le loro ricevute. dopo 15 min d'attesa desisto e vado a scaricarmi la posta.
mi tiro aggiorno sulle vicende dei nani che, pare, abbiano visitato parigi intera in una mattinata e ora giacciano stremati sul lungo-senna ad aspettare di avere le forze sufficienti per tornare in hotel.
dopo la sessione pomeridiana di lavoro, ci aspetta un'ottima cena in un ristorante locale, dove veniamo accompagnati dalla nostra corrispondente. la sua macchina, nuova di pacca, vive di vita propria ed ogni tanto ci allieta con una radio islamica che si auto-seleziona e spara nenie e cantilene a tutto volume dagli altoparlanti, tra le risate generali (nota: ogni volta che questo succede la nostra guida inchioda i freni e si mette a imprecare contro la radio cercando di farla tacere, il che va bene in un parcheggio, ma in autostrada... uhm... speriamo...).
dopo la prima giornata israeliana, sono colto dalla mia solita smania. devo smettere di viaggiare. ogni volta che vado in un posto nuovo vengo preso dall'istinto di trasferirmici con armi e bagagli (e truppa al seguito).
oggettivamente qui si sta bene. bisogna imparare a convivere con i militari, con il fatto che confondono il sabato con la domenica e che quelli all'orizzonte non sono fuochi d'artificio ma missili che arrivano da gaza, però questa è gente che si rimbocca le maniche, che ha tirato su una nazione dove prima non c'era niente, che vive da 70anni circondata da vicini che la odiano, che non si vergogna della propria religione, della propria cultura e delle proprie radici, come abbiamo purtroppo imparato a fare noi.
insomma a me gli israeliani stanno simpatici. e quando alla dogana mi hanno detto che se volevo mi potevano stampare il visto su un foglietto a parte invece che sul passaporto (perché ad alcuni paesi non va giù che tu sia stato in israele e ti possono fare storie in ingresso) ho allungato il passaporto dicendo "timbra, timbra. todah"

2 commenti:

cooksappe ha detto...

*_*

filippo ha detto...

uno dei blog più stranamente coinvolgenti che mi sia capitato di leggere. lo definirei quasi inquietante. in senso letterale.
grazie per il commento.
:)